riprova, nel senso più profondo della parola. riprova.
questo è quanto.
non sempre, quindi raramente, la vibrazione nasconde al suo interno (irrequieto) quelle sensazioni, emozioni che crediamo più vere di altre. la difficoltà resta costipata tutta nel tempo di ambientazione, il tempo necessario al corpo per un completo trapianto di luoghi comuni. battaglie vinte, vicine. musiche elettroniche, elettriche, videoludiche. anni tanta, tant’anni.
cambio, elenco sbilenco. scenica rappresentazione di un inferno celestiale.
al centro del palco, un angelo muto.
non mi sento sicuro, non mi sento protetto.
l’angelo è solo, illuminato dal suo stesso riflesso, il suo pallido colorito. luce che sale, luce che (a)scende. l’angelo è solo, nudo, vergogne comprese.
non mi sento tranquillo, non mi sento sereno.
l’angelo è nudo, è solo, è muto, l’angelo è vinto, caduto.
tranquillo, sereno, sicuro e protetto, baratto il biglietto con un sacchetto pieno di pulci, monete ballerine.
raccapricciante e breve, spettacolo finito.
per nulla divertito, incerto, capovolto, salto nel vuoto, vivo nel vuoto. scollature, parchi pubblici, fontane, vetrine, palazzi, anime… resti di campagne elettorali, eletto-mali, secchi, scope, pretesti stampati, debiti, bugie, lunghissime code.
tutto per un posto alle poste.